L'addio (Nazim Hikmet)

L’uomo dice alla donna
t’amo
e come:
come se stringessi tra le palme
il mio cuore, simile a scheggia di vetro
che m’insanguina i diti
quando lo spezzo
follemente.
L’uomo dice alla donna
t’amo
e come:
con la profondità dei chilometri
con l’immensità dei chilometri
cento per cento
mille per cento
cento volte l’infinitamente cento.
La donna dice all’uomo
ho guardato
con le mie labbra
con la mia testa col mio cuore
con amore con terrore, curvandomi
sulle tue labbra
sul tuo cuore
sulla tua testa.
E quello che dico adesso
l’ho imparato da te
come un mormorio nelle tenebre
e oggi so
che la terra
come una madre
dal viso di sole
allatta la sua creatura più bella.
Ma che fare?
I miei capelli sono impigliati ai diti di ciò che muore
non posso strapparne la testa
devi partire
guardando gli occhi del nuovo nato
devi abbandonarmi.
La donna ha taciuto
si sono baciati
un libro è caduto sul pavimento
una finestra si è chiusa.
È così che si sono lasciati.

3 commenti:

Duca Nero ha detto...

Non si può restare aggrappati a ciò che è morto.
Ad un certo punto si deve trovare il coraggio di andare avanti, di ricominciare a vivere.
E' doloroso, ma necessario.

ilaria ha detto...

Si Roberto...anche se l'uomo tende sempre a rinviare quel momento...nessuno vuole soffrire:)

Tomaso ha detto...

Le tue poesie che pubblichi sono molto belle, ma nascondono qualcosa di una insofferenza infinita.
Cara Ilaria io vorrei dirti di provare ad assaporare anche il bello di noi stessi.
Mia cara non dimenticare che forse dietro l'angolo c'é un sorriso radioso...
Un forte e sincero abbraccio.

 
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